Oggi la vulnerabilità informatica non riguarda più soltanto software non aggiornati o configurazioni errate. L’Intelligenza Artificiale, la dipendenza da fornitori digitali, la carenza di competenze e le tensioni geopolitiche stanno ampliando la superficie di attacco e rendendo le minacce più rapide e difficili da prevedere.

È quanto emerge dal Global Cybersecurity Outlook 2026, pubblicato dal World Economic Forum con Accenture. Lo studio raccoglie le risposte di 804 partecipanti qualificati provenienti da 92 Paesi, tra cui CISO (Chief Information Security Officer), CEO e rappresentanti del settore pubblico.

AI e vulnerabilità informatica: un rischio che cresce rapidamente

Il 94% degli intervistati considera l’Intelligenza Artificiale la tecnologia destinata ad avere il maggiore impatto sulla cybersecurity nel 2026. Inoltre, l’87% indica le vulnerabilità legate all’AI come il rischio informatico cresciuto più rapidamente nel 2025.

Tra i rischi percepiti come maggiormente aumentati, seguono le frodi informatiche e il phishing al 77%, le interruzioni della supply chain al 65%, lo sfruttamento delle vulnerabilità software al 58% e i ransomware al 54%.

Secondo gli intervistati, l’AI non sostituisce le minacce tradizionali, ma le rende più rapide e scalabili. Introduce anche nuovi punti deboli: modelli non protetti, agenti con privilegi eccessivi e dati sensibili esposti attraverso piattaforme non autorizzate.

Fughe di dati e agenti AI: i nuovi punti deboli

Tra i rischi associati all’Intelligenza Artificiale generativa, le fughe di dati sono la principale minaccia percepita, indicata dal 34% degli intervistati. Seguono il potenziamento delle capacità degli attaccanti al 29% e la sicurezza tecnica dei sistemi AI al 13%.

Una vulnerabilità informatica può nascere anche da un uso quotidiano poco controllato dell’AI. Un dipendente può ad esempio inserire in un chatbot documenti interni, dati personali o informazioni strategiche, trasferendo contenuti sensibili fuori dal perimetro aziendale.

Il rischio aumenta con gli agenti AI, capaci di accedere a dati, applicazioni e processi. Senza controlli adeguati, questi sistemi possono accumulare privilegi eccessivi, essere manipolati tramite prompt injection o propagare vulnerabilità su più sistemi.

AI e cybersecurity: una medaglia a due facce

L’Intelligenza Artificiale rappresenta dunque una vera medaglia a due facce per la cybersecurity. Da un lato introduce nuove vulnerabilità e può essere sfruttata per rendere più sofisticati phishing, frodi e attacchi automatizzati. Dall’altro offre alle organizzazioni strumenti più efficaci per individuare anomalie, analizzare grandi quantità di dati e rispondere più rapidamente agli incidenti.

Questa doppia natura emerge chiaramente dai dati del Global Cybersecurity Outlook 2026. La quota di organizzazioni che valuta la sicurezza degli strumenti AI prima della loro implementazione è passata dal 37% nel 2025 al 64% nel 2026.

Allo stesso tempo, il 77% delle organizzazioni dichiara di avere già adottato strumenti AI per la cybersecurity, soprattutto per rilevare phishing, individuare intrusioni e anomalie, automatizzare le operazioni di sicurezza e analizzare il comportamento degli utenti.

Il potenziale difensivo dell’AI è quindi evidente, ma non elimina la necessità di controllo. Il 54% degli intervistati segnala una carenza di competenze e il 41% ritiene indispensabile la validazione umana delle risposte prodotte dai sistemi.

Phishing, frodi e deepfake diventano più convincenti

Nel 2025 il 77% degli intervistati ha percepito un aumento delle frodi informatiche e del phishing e il 73% ha dichiarato che almeno una persona della propria rete è stata coinvolta in una frode digitale.

Gli strumenti generativi permettono infatti di produrre e-mail realistiche, falsificare documenti, imitare voci e volti, adattare i messaggi al contesto delle vittime. Deepfake e social engineering diventano così più difficili da riconoscere.

In ogni caso, nonostante la crescita dei rischi legati all’AI, il ransomware rimane la principale preoccupazione dei CISO. Anche la sicurezza della supply chain continua a rappresentare una criticità: il 66% delle organizzazioni valuta la maturità di sicurezza dei propri fornitori e il 65% coinvolge la funzione cybersecurity nei processi di acquisto.

Vulnerabilità informatica: il settore pubblico è più esposto

Il 23% delle organizzazioni pubbliche e internazionali considera insufficiente la propria cyber resilience, contro l’11% del settore privato.

Nel settore pubblico, il 67% indica la rapida evoluzione delle minacce come una delle principali difficoltà e il 57% segnala una carenza di competenze. Pesano anche la supply chain e le risorse economiche insufficienti. Il dato è rilevante per la Pubblica Amministrazione, che gestisce dati sensibili e servizi essenziali, operando spesso con sistemi datati.

Il Global Cybersecurity Outlook 2026 indica alcune priorità per aziende e Pubbliche Amministrazioni:

  • valutare la sicurezza degli strumenti AI prima e dopo l’adozione;
  • definire policy sull’uso dell’AI generativa e sulla protezione dei dati;
  • governare identità e privilegi degli agenti AI;
  • mantenere una supervisione umana sulle decisioni automatizzate;
  • verificare periodicamente fornitori e partner;
  • simulare incidenti e testare il ripristino dei servizi;
  • investire nella formazione e coinvolgere il management.
Dalla vulnerabilità informatica alla cyber resilience

Il Global Cybersecurity Outlook 2026 descrive un panorama in cui le minacce evolvono più rapidamente delle tradizionali capacità di risposta. L’Intelligenza Artificiale può rafforzare la difesa, ma anche ampliare la superficie di attacco, automatizzare le frodi e accelerare le operazioni criminali.

Per affrontare ogni nuova vulnerabilità informatica, non basta introdurre tecnologie più avanzate. Servono governance, competenze, controlli continui e capacità di recupero. L’obiettivo è costruire sistemi capaci di prevenire gli incidenti, limitarne gli effetti e ripristinare rapidamente dati e servizi.